L'Icona

 

 

 

> Corteccia <

 


Claus cammina con lo sguardo fisso sul lastricato, muovendo nervosamente le dita nelle tasche del soprabito. Improvvisamente il grigio antracite del pavimento scompare dal suo campo visivo per far posto al nero delle scale in plastica che salgono fino all'entrata dell'aula. Volge gli occhi in alto: dalle retine il segnale luminoso trasdotto passa veloce attraverso intricate vie nervose, arriva alla corteccia del cervello e finalmente Claus vede su uno schermo oblungo una scritta fosforescente:
Ministero della Pubblica Programmazione
La corteccia del cervello umano è capace di innumerevoli connessioni che generano nel loro insieme prodotti più o meno complessi d'intelletto e quella di Claus non fugge certo questa regola: ecco cosa partorisce sotto l'input di quelle quattro parole: "Programmazione... Com'è che veniva chiamata prima? Istruzione... Università o simili. Appena un secolo fa io sarei stato un insegnante e non un programmatore; i programmatori si occupavano di istruire macchine e non esseri umani. In fondo, c'è veramente differenza tra la passata e la presente condizione?"
Ad ogni modo, nel suo caso è più corretto parlare di programmatore: la legge per il Diritto alla Verità dell'anno 2079 impone che non ci siano fraintendimenti di sorta e, nello specifico, lui non insegna niente a nessuno, programma masse di neuroni o, se preferite, cervelli.

 

 

> Neuro-programma <

 


Aula Goebbels. Secondo la Costituzione del Secondo Avvento del 2059, ottavo emendamento, quello cosiddetto della Memoria Storica, anche un gerarca nazista dev'essere ricordato con vie, aule, grattaceli e ospedali; più che una legge, un inno alla suprema giustizia divina, "perché gli errori del passato non si ripetano" poiché "siamo tutti uguali davanti a Dio e alla sua legge ".
Claus siede alla cattedra posta in basso appena davanti all'ultimo spalto dell'aula ad anfiteatro. Guarda per un attimo lo schermo che giganteggia alle sue spalle, poi si sofferma sull'icona di Cristo posta sulla cattedra. Fa il segno della Croce. Schiaccia un pulsante del pannello di controllo, si schiarisce la voce e comincia la prima lezione del corso di Principi di Creazione d'Arte Comunicativa.
- Senza la creazione di questa disciplina una parte dell'arte sarebbe morta per lasciare il posto alla pura rappresentazione. È un fatto abbastanza comune che molti artisti traggano ispirazione ed energia dal loro malessere o, più in generale, dalla parte negativa del loro io oppure ancora, per dirla con la psicanalisi, dal loro subconscio. Col secondo Avvento del nostro Salvatore questo tipo di arte rischiò di scomparire perché, come vi è noto, in Cristo le anime si rivelano a loro stesse e raggiungono l'appagamento, senza bisogno di alcun super-io o luogo psichico censorio di sorta: vi chiedo, che bisogno effettivo potremmo avere di un nostro negativo se in Cristo nostro Dio e Re, tutto è perfetto e giusto?
Fa una breve pausa per riprendere fiato. Recita più o meno la stessa solfa da dieci anni salvo le modifiche imposte dal Ministero, ovviamente. Più Claus prosegue nel suo discorso, meno crede in quello che dice.
- La disciplina della Creazione d'Arte Comunicativa nasce proprio per sopperire al vuoto, Egli ci perdoni questa bestemmia, lasciato dalla perfezione della Carne di Dio scesa tra gli uomini. Mi spiego: benché la parte Oscura dell'uomo ormai sia del tutto illuminata dalla Luce di Cristo, permane nell'essere umano una piccola parte negativa, che non va eliminata, ma, al contrario, nutrita quel tanto che basti per non farla crescere e prendere il sopravvento. Il cibo che ci proponiamo di darle è l'arte basata su modelli negativi totalmente fittizi, creati appunto per sedarla, narcotizzarla definitivamente; dobbiamo inventare questi modelli perché, lo sapete, viviamo in un mondo perfetto...
Prima di terminare la lezione, esausto e annoiato da quanto ha esposto, fissa gli spalti che si alzano imponenti sopra la sua cattedra: sono completamente vuoti. Gli auditori non se ne sono andati durante l'esposizione, proprio non c'è mai stato nessuno o quasi; mentre parla Claus nota una figura in cima agli spalti ma non ci fa caso più di tanto. È un fatto perfettamente normale che un'aula come quella sia vuota.
- Sia lodato Gesù Cristo. La seduta è terminata - Claus fa nuovamente il segno della croce.
Preme nuovamente il pulsante sul pannello di controllo e disattiva il registratore/trasmettitore neurale degli spalti. È per questo motivo che l'aula è solitamente vuota: la plastica nera e lucida che riveste gli spalti provvederà da sola, anche in assenza del programmatore Claus Stonenberg, a trasmettere la lezione in pochi secondi direttamente ai neuroni delle persone che occuperanno via via quei posti.

 

 

> Riproduzione <

 


Claus esce dall'aula e si accende una sigaretta. Oggi è nauseato più che mai da tutte le fandonie che ha propinato a quegli spalti e un vago senso di depressione comincia a farsi largo nel suo umore.
Mentre il programmatore comincia ad incamminarsi verso casa sente alcuni passi: è la persona che prima non aveva riconosciuto in fondo all'aula, qualcuno che a Claus è molto familiare. Si volta e vede la sagoma delinearsi davanti all'ingresso.
- Irina - dice, espirando una boccata di fumo - che ci fai qui?
- Perché, è proibito assistere? - risponde la donna avvicinandosi.
- No, figurati. Stavo per venire da te sai? - mente Claus.
- Ah, bene - sorride Irina - allora facciamo la strada assieme.
I due si incamminano verso la fermata delle navette pubbliche. Le strade ordinate e pulite sono quasi deserte. La calma regna sovrana e niente turba la placida tranquillità delle persone e dell'ambiente che le circonda, neanche il botto secco (d'avviamento)2 simile ad uno sparo che Irina e Claus sentono appena saliti sulla navetta.
Per tutto il viaggio non aprono praticamente bocca, seguendo l'esempio degli altri occupanti della navetta, una piccola comitiva di ragazzi e ragazze sulla ventina d'anni d'età. Claus guarda alternativamente, attraverso il finestrino, le numerose icone sacre poste sui muri dei palazzi cittadini e ad ogni angolo delle strade e, riflesso sullo specchietto retrovisore, l'espressione gioviale e pacata del conducente.
Arrivati davanti alla porta dell'appartamento, Irina digita il codice serratura della sua residenza ed entrano. L'ambiente è gradevolmente riscaldato, entrambi si levano i soprabiti e si accomodano sul morbido divano, bianco come il resto della mobilia.
- Ultimamente va di moda il monocromatico... - dice Irina per rompere il ghiaccio.
- Già, vedo... - ribatte meccanicamente Claus, immerso in altri pensieri.
Irina sorride dischiudendo le labbra sottiliA, s'alza in piedi e tira giù la lampo del vestito avorio che sale dal fianco fin sotto l'ascella. Lo lascia cadere, in un momento è nuda.
L'eccitazione sessuale si fa largo tra i confusi pensieri di Claus e prende il sopravvento appena il corpo dalle forme morbide e rotonde di Irina s'appoggia delicatamente al suo.
Ancora stretto alla donna, Claus scorge il rosso del crocefisso affisso sulla parete. L'uomo s'interrompe e scatta in piedi.
- Ma... cosa c'è che non va? - chiede Irina sbigottita.
Passano alcuni secondi di Silenzio3.
- Niente. Scusami... - risponde Claus prima di richiudere la porta dietro di sé.
Ha appena rinunciato ad una ghiotta opportunità di riprodursi. Che senso ha rinunciare alla procreazione quando si sa per certo che il nascituro vivrà in un mondo praticamente perfetto e senza pericoli?

 

 

> Il Cristo Tecnologico <

 


Claus cammina a testa bassa per le vie tranquille e ordinate della city. È sera e la gente torna a casa dopo il lavoro. I volti che Claus incontra sono stanchi, ma mai tesi o contratti in smorfie d'insoddisfazione. Procedono per i marciapiedi con incedere quasi religioso: nessuno corre o sgomita, tutti sembrano far parte d'una sola e devota processione.
"Tutto merito del Salvatore", pensa Claus quando è ormai prossimo all'ingresso del suo alloggio.
Il Cristo Tecnologico che è apparso all'Occidente un secolo prima che Claus nascesse, portando redenzione di massa, misticismo popolare e Verità: il Secondo Avvento. La goccia di sangue divino caduta in terra sotto forma di Verbo telematico, di bit Santo o media Sacro risolse tutti i problemi di questa porzione di mondo in pochissimo tempo, legiferando nella giustizia di Dio. Del resto del mondo poco importava; che senso avrebbe curarsi dell'esterno quando si vive in un tale appagamento? Il Salvatore comunque ha accennato che anche le altre popolazioni della terra "vivono nella Grazia di Dio" e si vocifera che nel mondo islamico sia apparso un nuovo messia yemenita che porterà il suo popolo oltre i confini sui quali Maometto s'era fermato.
Claus Stonenberg passa la sua esistenza tranquilla in una realtà perfetta, dove ogni pulsione negativa è scomparsa, il male è vinto e regna la pace e la convivenza fraterna tra esseri umani. Ma qualcosa in lui sembra ormai essersi rotto definitivamente e la prospettiva di continuare a vivere o vegetare in quel mondo comincia seriamente a disgustarlo.
Colmo di un malessere diffuso in tutto il suo ego entra finalmente nell'alloggio, l'alcova personale messa a disposizione dal Divino per il riposo e la privacy dei Giusti.

 

 

> L'icona <

 


Disteso sul letto, supino e con ancora addosso il soprabito, Claus si tormenta con mille pensieri e interrogativi: "cos'è che si è incrinato? Come si può essere insoddisfatti in un mondo come questo? Certo, non mi manca niente, ma perché, perché, perché?". Si sente come una cellula impazzita e parassita, comoda nel suo rifugio organico: una sorta di virus sociale. Non fa più parte dell'Impero Occidentale di cui il nuovo Cristo Tecnologico è alfiere e Re; non conosce la causa di questa sensazione, ma ne è certo: lui non appartiene più a quella realtà.
Si gira su un fianco per cercare di addormentarsi e sedare il propri dubbi ma qualcosa, per l'ennesima volta, cattura la sua attenzione: l'icona del Cristo, che non può mancare in nessun luogo abitato o frequentato da esseri umani. Claus strizza gli occhi per osservarla nei particolari, seguire una per una le linee dorate che disegnano la figura del Redentore nell'atto di benedire, ne ammira la magnetica bellezza.
Improvvisamente si rende conto dello scopo e dell'utilità effettiva di quella come di tutte le altre immagini sacre: scatta in piedi e si dirige verso di essa. Sfiora con le dita la cornice argentea, d'istinto preme cauto con l'indice la superficie della rappresentazione, non più estesa di quella della copertina di un libro tascabile. Il riquadro quindi si apre come uno sportellino e rivela al suo interno un incavo. Claus timoroso vi infila la mano sinistra e afferra qualcosa che al tatto è freddo e metallico: una pistola.
Adesso è tutto chiaro: "vivo in un mondo talmente perfetto in cui non c'è bisogno di repressione diretta per mantenere gli ingranaggi ben oliati e fare in modo che la Macchina non s'arresti. È la misericordia di Dio che ci da la possibilità di toglierci di mezzo! L'opportunità concreta di non essere d'intralcio agli altri, alla pace, e alla suprema Volontà di Dio!"
Entusiasta della scoperta Claus spegne tutte le luci, chiude tutte le aperture, si spoglia e si stende nuovamente sul letto dalle lenzuola freschissime. Deve meditare sul suo Destino, sulla Morte che forse chiamerà a sé. A fargli compagnia solo il freddo metallo della pistola poggiata sul suo petto nudo.

"In una società totalmente sana, l'unica libertà è la follia".

J.G. Ballard

 

 

© Fernando Fazzari, 2002.

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